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L’ascoltare, il sentito dire, la phonè, in filigrana nei racconti di sé Bovino e Panni (FOGGIA - IT 29-31 luglio 2009)

Ascoltare, intendere, udire, orecchiare. L’orecchio è il senso che crea un rapporto diretto con l’esterno, sin prima della nascita. Il senso che il neonato non può chiudere, dice Freud. L’udito ci colloca nello spazio, marca i ricordi e segna momenti e situazioni della propria esistenza, stabilisce un rapporto con lo spazio-tempo.

Si dice essere tutt’orecchi per definire la tensione/l’intenzione a cogliere i suoni (voci, musica, rumori) che vengono dall’esterno della propria persona.

Ecco alcuni punti puramente indicativi per gli interventi: - Quale rapporto fra udito e autobiografia ? - Quali tracce fonetiche possono esserci nel racconto di sé ? - Quale rilievo nel raccontarsi ha la relazione lingua/dialetto/phoné ?

Solo per avere qualche riferimento come quadro generale, si possono ricordare: - Il testimone auricolare di Elias Canetti. - Le riflessioni di Roland Barthes sur le grain de la voix. - Alain Resnais – sostenitore delle teorie dell’etologo Laborit – realizzatore del film On connaît la chanson ;

- il doc. Il paese dei sordi, di Nicolas Frédéric, 1992-1993; - Diverse opere di Jacques Derrida pongono al centro l’udito e la voce tra cui Otobiographie, 1984; - Delle conferenze di Friedrich Nietzsche dove parla di piccolo orecchio e grande orecchio (l’intendere e l’orecchiare) [Tralasciamo qui, essendo ovvio, il rapporto dello psicanalista con la voce, l’ascolto, e le importanti opere letterario su questo approccio ].

Molti racconti ‘comuni’ sono permeati dall’importanza dell’ascoltare.

Un esempio, fra altri, tratto da un testo depositato all’APA-Bel, Archives du Patrimoine Autobiographique de la Belgique : «Un soir quand mes sœurs et moi nous étions au lit, on entendait encore qu’il [il padre] cassait tout dans la maison. Nous entendions ma mère crier et pleurer, puis on a entendu ‘je vais te tuer‘. Ma mère a commencé à courir dans la maison, puis plus rien. Nous entendions mon père crier au loin ‘ne reviens plus’, etc., ensuite il a couru dehors, et il a pris sa voiture» [il grassetto è mio]

Murielle FAGNANT, Ce livre va vous raconter une grosse partie d’une famille qui a vécu de terribles histoires, 2006 Dépôt APA BEL n° 44, (42 pp.), p. 5.

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